Ieri ho aderito a Codice.internet. Non potevo mancare all’ennesimo social. Ma se da un lato plaudo all’iniziativa, dall’altra nutro fortissimi dubbi sulla sua efficacia.

Codice.internet si presenta così:
“Lo scopo di Codice.internet è quello di divulgare Internet in tutte le sue declinazioni. E’ importante entrare nel merito di ogni aspetto e settore per capire quali opportunità concrete la Rete offra oggi a persone e aziende. Abbiamo sviluppato il programma tematico che riassume le principali aree sulle quali Codice.internet si attiverà. Sul wiki tutti possono modificarlo aggiungendo, integrando e migliorando il testo.”
Ho aderito per fare numero, ma non sono affatto convinto che si arriverà a qualcosa di concreto.
Perché Internet, dopo quasi 15 anni di presenza in Italia possa finalmente decollare di vogliono condizioni di base davvero difficili da ottenere:
a. Forti investimenti in infrastrutture:
• Stimo blaterando di WiMAX da anni ormai, mentre larghissime zone non sono ancora nemmeno coperte da ADSL.


• Il duopolio Telecom Italia/Wind come proprietari delle linee, con tutti gli altri fornitori praticamente clienti della prima non stimola certo alla concorrenza. Per questo il mercato ristagna e non presenta segmentazioni di rilievo.
• Il pessimo rapporto prezzo/prestazioni, se non forse nei centri principali, non incoraggia certo ad un uso intensivo della Rete.
b. Un forte aumento dalla base di utenti, in modo da incoraggiare gli investimenti reali:
• La scarsa base di utenti (32% della popolazione, dunque solo 18.112.000 di persone circa su 56.600.000 *) ne fa ancora un mercato di fascia alta. Non sarebbe il momento di puntare ad aumentare questa base di utenti?
• Di questa base di utenti, quelli che realmente usano Internet per reperire informazioni, visitare siti e fare acquisti si aggirano intorno al 10%, 1.800.000 persone, quindi.
• I power user, ovvero noi, sono meno di 10.000. E si compone in grossissima maggioranza di persone che, in un modo o nell’altro, con Internet ci lavora. Gente interessata, anche molto stimolata, si, ma che da per scontate tante cose che nella realtà non lo sono affatto e che, trattandosi per lo più di piccole aziende, non può affrontate gli investimenti in questione.
• La sociologia dei consumi insegna che da una fase pionieristica ci si deve evolvere ad un mercato di massa. In Italia questo mercato di massa decisamente non esiste ancora.

Quando si è deciso di implementare il Web 2.0 (la definizione di Wikipedia è sostanzialmente sbagliata), i maggiori produttori di hardware e di software, nonché i maggiori provider si sono riuniti in consorzio e hanno prima definito le necessità tecniche, quindi l’approccio verso gli utenti.
Noi dovremmo fare altrettanto. Codice.internet raggruppa alcune centinaia di piccoli, piccolissimi operatori, e difficilmente arriverà a raggruppare un numero alto di persone. Non siamo significativi ne come numero, ne come rappresentatività.
Se non riusciremo a dialogare con chi è realmente in grado di investire in sviluppo, ISP, produttori di hardware e di software, produttori di contenuti, arriveremo unicamente alla solita bolla di sapone.
Voglio ii consorzio!
* Come sempre i dati provengono dall’ottimo Gandalf di Giancarlo Livraghi.

































Hai ragione sulla necessità di allargare la base degli utenti. In Svizzera i numeri sono più piccoli, ma le percentuali più incoraggianti.
Leggi qui.
Per noi i numeri della Lombardia restano in ogni caso interessanti. Chi se ne accorgerà.
Buona serata.
Comment by Matteo Oleggini — July 20, 2008 @ 6:41 pm